calcolatoria


Storia della calcolatrice meccanica

Calcolatrice meccanica, pascalina, addizionatrice e aritmografo furono i protagonisti dell'economia per 350 anni.

La prima calcolatrice meccanica fu probabilmente immaginata da Leonardo da Vinci, Pascal inventò l'economica e diffusa pascalina, ancora sul mercato solo 35 anni for sono.

A questi modelli seguirono l'aritmografo, l'addizionatrice, il Comptometer fino alla calcolatrice meccanica perfetta: Olivetti Divisumma. Vediamone brevemente la storia della calcolatrice meccanica.

"For the world and our country: 90 degrees north! The Nautilus had accomplished the impossible"

così alle ore 23.15 GMT del 3 Agosto 1958 il capitano Anderson annunciava all'equipaggio che il Nautilus, primo sottomarino nucleare, aveva raggiunto in immersione il Polo Nord. A bordo si utilizzava una calcolatrice meccanica, l'ultimo modello di una serie di macchine, progettate nel 1600, che furono protagonisti per 350 anni allo sviluppo dell'economia mondiale. Vediamone la storia.

Nel 1966 furono trovate a Madrid due raccolte di manoscritti leonardeschi considerate perdute. Ricercate in tutto il mondo giacevano da secoli nella Biblioteca Reale con un riferimento di inventario errato! Tra i tanti progetti un disegno sembra rappresentare proprio una calcolatrice meccanica.

La calcolatrice meccanica di Leonardo

La calcolatrice meccanica di Leonardo, Codex Madrid I ca. 1500

Una riproduzione della calcolatrice meccanica di Leonardo venne costruita dalla IBM negli anni '60. L'originale non avrebbe potuto funzionare a causa degli eccessivi attriti. La prima vera calcolatrice meccanica è attribuibile allo scienziato tedesco Schickard nel 1623. Il suo "Orologio Calcolatore" andò distrutto in un incendio.

Fu Pascal che nel 1640 riuscì finalmente a produrre un'addizionatrice funzionante, la famosa pascalina. Nel 1673 Leibniz progettò una sofisticata calcolatrice meccanica. L'architetto Perrault aveva già disegnato un paio di anni prima una pratica addizionatrice tascabile. L'era del calcolo meccanico stava cominciando.

Calcolatrice meccanica a tamburo     Calcolatrice meccanica Curta

Principi uguali: calcolatrice meccanica del '600 e Curta del 1960

Questi prototipi erano troppo complessi per la tecnologia dell'epoca e potevano essere realizzati solo artigianalmente in pezzi quasi unici. I modelli che ne derivarono furono costruiti fino al 1975. Il brevetto di Pascal diede vita alla economica pascalina, quello di Perrault all'aritmografo e il progetto di Leibniz, ripreso da Thomas de Colmar nel suo Arithmometer e migliorato da Odhner, fu adottato dalle principali marche per i modelli più prestigiosi e versatili.

Le tastiere apparvero alla fine dell'800 e la storia si conclude nel 1956 con l'innovativa Olivetti Divisumma, un perfetto condensato di tutte le caratteristiche da sempre cercate. All'inizio degli anni '70 la comparsa delle calcolatrici elettroniche cancellò in un attimo queste macchine dal mercato.


Pascal e la pascalina

Nel 1642, a soli 19 anni, Blaise Pascal costruì la prima calcolatrice meccanica commerciale. Questa macchina, concepita per il sistema monetario francese e chiamata da tutti pascalina, eseguiva rapidamente le addizioni. Si doveva però sottrarre col metodo del complemento a 10 e moltiplicare o dividere non era facilissimo. Con la Rivoluzione la Francia si convertì al decimale ma le tradizioni sono dure a morire. Fiori e uova si comprano ancora a dozzine. In questa pascalina il display è diviso in Migliaia, Centinaia, Decine, Nombres Simples (unità), Sols (20 Sols = 1 Nombre Simple) e Deniers (12 Deniers = 1 Sol).

Replica della pascalina di Pascal

Pascalina del 1650 (replica Guatelli - Museo Leonardo - Milano)

L'invenzione di Pascal non ebbe il successo sperato, al tempo non si riusciva a risolvere il problema dell'attrito e gli sforzi necessari per azionarla la rovinavano rapidamente. Molti provarono a migliorarla, creando spesso pezzi bellissimi, ma rimase poco utilizzata fino a quando i progressi della tecnologia permisero la realizzazione di modelli affidabili.

Gli esemplari più belli ispirati al progetto di Pascal furono eseguiti da Tito Livio Burattini e Samuel Morland, entrambi regalati a Cosimo III de' Medici. La pascalina rimase però nell'ombra fino a quando lo sviluppo economico degli Stati Uniti non spinse gli inventori a ridisegnare la calcolatrice meccanica in modo più razionale e moderno.

Pascalina di Burattini

pascalina di Burattini, ca. 1660 (@ Museo Galileo - Firenze)

Nel 1901 apparve sul mercato statunitense "The Calcumeter", la prima pascalina economica e funzionale. Questa addizionatrice incontrò grande successo e fu copiata da molti produttori nonostante fosse sempre difficile eseguire sottrazioni, moltiplicazioni e divisioni.

Pascalina Calcumeter

Stilo pascalina Calcumeter

The Calcumeter, 1901, la prima pascalina funzionante

La pascalina cambiò poco nel corso degli anni e la produzione terminerà verso il 1975. La calcolatrice meccanica di Pascal era stata costruita, nelle varie versioni, in oltre 5 milioni di unità.

Addizionatrice o pascalina Lightning

pascalina Lightning, ca. 1935,rimase sul mercato per 60 anni

La pascalina funziona grazie ad un sistema di ruote sulla cui circonferenza sono marcate le cifre. Ogni ruota rappresenta una posizione decimale. Come in un contachilometri ad ogni giro ognuna fa avanzare di un'unità la successiva automatizzando il riporto. Un sistema di 5 ruote può sommare fino a 99.999, uno di 8 fino a 99.999.999.

Meccanismo di addizionatrice Lightning

Il meccanismo interno della Lightning, con i denti per il riporto

L'addizione è molto facile: messa a zero la macchina basta inserire i numeri uno dopo l'altro muovendo le rotelline con l'aiuto di uno stilo. Il risultato apparirïà nelle finestrelle.

Uso della pascalina Lightning

Tutt'altra cosa le sottrazioni: le rotelle girano in una sola direzione e bisogna sommare numeri negativi utilizzando il metodo del complemento a dieci del sottraendo.

Eseguiamo 5 - 3: il complemento del numero 3 è 7 (10 - 3 = 7). Sommeremo quindi 5 + 7, che senza il riporto fa 2. E' come dire 5 - 3 = 5 + (7 - 10) e quindi 5 - 3 = 5 + (-3).

Attorno al 1930 ci si accorse finalmente che, facendo girare le ruote in senso inverso ed utilizzando una seconda scala numerica invertita, le sottrazioni si potevano eseguire come addizioni al contrario. Moltiplicare resterà però sempre poco intuitivo, fatto ininfluente visto il semplice uso contabile a cui queste macchinette erano destinate. La pascalina venne costruita anche con scale esadecimali, destinata ai primi programmatori di computer. Le vendite cessarono verso il 1980.


La pascalina in colonna singola

Alla fine dell'800 fu di gran moda un modello di pascalina col display di sole due o tre cifre che permetteva di eseguire la contabilità in colonna singola. Cioè sommando i numeri di ogni colonna ed effettuando il riporto a memoria. Così semplificata non soffriva il problema dell'attrito e se ne costruirono di molto curiose. Il Webb Adder si manovrava infilandolo nel pollice. Lo Stephenson era più piccolo e sottile di una moderna carta di credito. L''Adix possedeva una rudimentale tastiera che velocizzava il lavoro.

Tutte ebbero grande successo e l'Adix veniva ancora commercializzato negli anni '50.

Addizionatrice Webb Adder  Lo stilo dell'addizionatrice Webb Adder

Webb Adder, ca. 1891: una rudimentale addizionatrice

Addizionatrice Adix

La piccola Adix con tastiera, ca. 1901


Calcolare in colonna singola

Supponiamo di dover effettuare questa operazione:

Addizione

Si fa la somma delle unitïà nell'ultima colonna. In questo caso 14, si prende nota del risultato, 4, si azzera e si procede per la somma delle decine nella colonna a fianco aggiungendo 1 di riporto. Si prende nota del risultato, 13, si azzera continuando in maniera analoga per le centinaia, ecc.

Addizionatrice Stephenson     Maccanismo dell'addizionatrice Stephenson

La piccola addizionatrice Stephenson ed il suo meccanismo

Nelle banche e negli uffici i direttori amavano molto questo metodo. Non potendo operare rapidamente gli impiegati erano costretti a prestare la massima attenzione, scrivendo i riporti a margine per una futura verifica dei conti. Naturalmente le sottrazioni si devono eseguire col metodo del complemento.


Leibniz e successori

Nel 1673 Leibniz, ispirandosi al brevetto di Pascal, progettò una sofisticata calcolatrice meccanica utilizzando il suo innovativo "tamburo" (o stepped drum). Addizioni e sottrazioni si eseguono come nella pascalina.

La moltiplicazione si effettua tramite addizioni ripetute: per ottenere il risultato di 15x4 bisogna sommare 15+15+15+15, operando inversamente si può dividere. La tecnologia impiegata è complessa, basta sapere che non è necessario eseguire tutte le somme in quanto il procedimento è meccanizzato. Nella pascalina i numeri vengono subito addizionati mentre il tamburo (chiamato in seguito traspositore) li conserva in una memoria che permette di riutilizzarli. Inoltre i tamburi, uno per ogni colonna, sono scorrevoli e permettono di moltiplicare automaticamente per potenze di 10: volendo eseguire 540x123 non serve eseguire 123 addizioni ma basta impostare 540 sui cilindri, sommarlo 3 volte, spostare i tamburi di una posizione a sinistra, sommare 2 volte, spostare e sommare una volta. Il numero di addizioni o sottrazioni consecutive è controllato da una lancetta: per eseguire una moltiplicazione è sufficiente puntarla sul numero di addizioni desiderato che il calcolatore eseguire poi autonomamente.

Calcolatrice meccanica di Leibniz

La calcolatrice meccanica di Leibniz, stampa di fine '800

Immaginando una super calcolatrice meccanica Leibniz inventò anche il sistema binario, presentato il 15 marzo 1679 nel manoscritto di sole tre pagine "De Progressione Dyadica". Troppo moderno per i tempi non venne compreso e la prima macchina di questo tipo fu costruita nel 1936. Oggi è la base matematica del computer, ideato per questo scopo quando ancora non si conosceva l'elettricità.

Il progetto di Leibniz era difficile da costruirsi ma ebbe molti emulatori come Poleni, Leupold e Braun, che produssero opere d'arte destinate alle corti anche se poco funzionali. Le basi concettuali erano valide, solo troppo avanzate per l'epoca, ed i modelli che ne derivarono furono poi utilizzati fino al 1970.

Calcolatrice meccanica di Braun

La calcolatrice meccanica di Braun, 1736

Thomas de Colmar brevettò la sua modifica al progetto di Leibniz nel 1820, ma le difficoltà incontrate per realizzarlo ne rimandarono la commercializzazione al 1851. Ingombrante e costoso il suo Arithmometre era però molto affidabile e fu prodotto fino al 1915 in ben 1.500 unità. Rimase negli uffici fino al secondo dopoguerra.

Aritmometro Payen

L'Aritmometro, ca. 1900

Infine non si può dimenticare la piccola Curta, progettata da Kurt Herzstark durante la seconda guerra mondiale: 230 grammi per eseguire le quattro operazioni con un display di 11 cifre, un gioiello miniaturizzato di grande successo nonostante il costo proibitivo. I principi delle grandi calcolatrici meccaniche progettate 300 anni prima si erano finalmente realizzati grazie alla moderna tecnologia costruttiva.


Willgodt Odhner

Willgodt Odhner, ingegnere ed imprenditore svedese, lavorava a San Pietroburgo nell'azienda del fratello di Alfred Nobel dove nel 1871, riparando un Arithmometre, si accorse che era possibile ridisegnare il tamburo di Leibniz in modo più pratico: ci vollero 19 anni prima di iniziare la produzione ma la sua calcolatrice meccanica ebbe un immediato successo. Questa macchina si basa sulla "Pin Whell", ingegnosa modifica al tamburo di Leibniz, che velocizza le ripetute addizioni necessarie per moltiplicare.

Calcolatrice meccanica Brunsviga

Odhner, ca. 1920 (@ Kees Nagtegaal)

Fu copiata da molte ditte, le principali furono Brunsviga, Triumphator, Walther, Thales, Muldivo, Felix, Tiger e Busicom. Quest'ultima è rimasta famosa in quanto nel 1970 commissionò alla Intel un chip per creare una macchina moderna, destinata a sostituire il vecchio progetto di Odhner. Federico Faggin, allora direttore tecnico della Intel, sviluppo il rivoluzionario microprocessore 4004 ed il nuovo Busicom141-PF fu la prima calcolatrice elettronica non scientifica di piccole dimensioni: la minuscola firma "F.F.", nascosta al suo interno, ne certificava l'origine italiana.

Interno di calcolatrice meccanica

L'interno con le "Pin Wheel" (@ Kees Nagtegaal)

Negli anni '50, con milioni di esemplari costruiti dalle diverse ditte, l'erede della macchina calcolatrice di Leibniz era regina del mercato e la produzione aumentò fino a raggiungere le 10.000 unità al giorno nel 1970. Con la comparsa delle calcolatrici elettroniche il declino fu immediato e dal 1972 non vennero più commercializzate. In due anni era cambiato il mondo.

Calcolatrice meccanica Busicom

L'ultimo Busicom meccanico, 1970 (@ John Wolff)


Calcolare con la Odhner

L'uso di questa calcolatrice meccanica è poco intuitivo e bisognava seguire un corso specifico, ma il funzionamento della "Odhner" è uguale per tutti i modelli. Qui un breve esempio per la moltiplicazione

Calcolatrice meccanica Odhmer

  1. Carrello - Può essere mosso a destra e sinistra per l'impostazione dei decimali.
  2. Registro di impostazione con le leve per inserire i numeri.
  3. Accumulatore o registro prodotto Vi appare il risultato di somme, sottrazioni e moltiplicazioni.
  4. Contagiri o registro quoziente Conta le rotazioni della manovella e registra il risultato delle divisioni.
  5. Manovella di azzeramento del accumulatore - Ruotandola si riporta l'accumulatore a zero.
  6. Manovella di azzeramento del contagiri - Ruotandola si riporta il contagiri a zero.
  7. Libera carrello - Premendolo si sblocca il carrello.
  8. Tabulatore a sinistra del carrello - Premendolo si indicizza il carrello di una decina a sinistra.
  9. Tabulatore a destra del carrello - Premendolo si indicizza il carrello di una decina a destra.
  10. Indicatori decimali - Servono per delimitare i decimali in tutti i registri.
  11. Manovella - Per girarla si tira verso destra e si eseguono rotazioni veloci e regolari; dopo l' ultima rotazione la si rilascia permettendole di rientrare nel suo fermo.

Moltiplicazione: 6 x 3 = 18

Spostare il carrello completamente a sinistra, impostare 6 ed eseguire tre giri in senso orario con la manovella. Il risultato apparirà nell'accumulatore e il contagiri mostrerà 3: in pratica è stato sommato 6 per 3 volte (6 x 3 = 6 + 6 + 6).

Quando si moltiplica 6 per 33 non è necessario girare la manovella per 33 volte: dopo 3 giri in senso orario con il carrello in posizione 1 basta spostare il carrello sulla seconda posizione (decine), premendo il tasto dello spostamento a destra del carrello e poi girare ancora tre volte in senso orario la manovella.

Uso del calcolatore meccanico Odhner

Inserimento dei numeri con i cursori


Perrault e l' aritmografo

Torniamo un po' indietro nel tempo: l'architetto Claude Perrault, noto per la facciata del Louvre, aveva disegnato attorno al 1670 una addizionatrice tascabile, l'Abaque Rhabdologique, passata all'epoca inosservata. Alla fine dell'800 questo progetto costituì la base per tutta una serie di piccole Slide e Chain Adder, nelle quali i numeri si inseriscono facendo scorrere dei cursori con l'aiuto di uno stilo. Le differenze fra i due modelli sono solo tecniche: le Slide Adder utilizzano un cursore mobile, le Chain Adder una piccola catena. Il disegno di Perrault venne inoltre semplificato nel 1847 da Kummer, ma solo nel 1889 Louis Troncet riuscì a commercializzare con successo questa modifica. Nasceva una linea di piccoli e praticissimi aritmografi, copiati da molte ditte col nome di addiator e costruiti senza modifiche fino al 1988. Una lunga vita per uno strumento semplice e geniale: a quei tempi non uscivano certo novità ogni 6 mesi.

Aritmografo Comptator

Il Comptator, aritmografo tascabile di inizio '900


Calcolare con l'aritmografo

Anche in questo caso le istruzioni sono sintetiche ma, se doveste trovarne uno, comunque sufficienti per incominciare a far di conto. E' una macchinetta davvero intuitiva da utilizzare. Si trova ancora nei mercatini telematici dell' usato per pochi euro. Non sarà poi un problema apprendere l'uso dello stilo. E' uguale a quello che adoperiamo nei computer palmari!

Istruzioni addiator

Uso dell'addiator

Inserimento dei numeri nell'addizionatrice o aritmografo

Addizionatrice Golden Gem

Meccanismo del Golden Gem, piccolo aritmografo, ca. 1917

L'addiator ha normalmente due moduli per inserire i numeri: sul davanti per addizionare e sul retro con la numerazione invertita per sottrarre, oppure semplicemente uno sopra l'altro.

Aritmografo     Addiator

Il Troncet del 1889 e l'Addiator del 1979

Gli aritmografi furono estremamente popolari per quasi 100 anni. Non più commercializzati in Europa dopo il 1979 rimasero in produzione per il mercato sovietico fino al 1988. Le rimanenze erano ancora in vendita all'inizio degli anni '90. I Russi, infatti, non avevano pile per le nuove calcolatrici elettroniche!

Addizionatrice esadecimale

addizionatrice esadecimale per programmatore di computer


Felt e la tastiera estesa

Dopo vari tentativi, come quelli di Luigi Torchi e Tito Gonnella agli inizi dell'800, nel 1887 nacque una nuova categoria di calcolatrici. Le Key Driven erano munite di una grande tastiera che aziona direttamente il meccanismo e la manovella serve solo per azzerare. I tasti sono disposti in colonne, una per ogni posizione decimale, con le cifre da 1 a 9. Una calcolatrice con 6 colonne calcola quindi fino a 999.999, una con 10 fino a 9.999.999.999. Il Duodecillion arrivava a questo numero: 9.999.999.999.999.999. 999.999.999.999.999.999.999.999!

Burroughs Duodecillion

360 tasti per il Burroughs Duodecillion,
presentato all'Esposizione di Panama del 1915

Il progetto, ispirato alla pascalina, venne brevettato dall'americano Dorr Felt. Divertente ricordare che il prototipo del suo Comptometer fu costruito dentro una scatola di legno per spaghetti comprata in drogheria e queste macchine sono ricordate come "Macaroni Box". Felt costituì la sua fabbrica con l'amico e finanziatore Robert Tarrant, entrando subito in lite con William Bourroghs che nel 1905 aveva cominciato a produrre delle macchine molto simili e di pari successo.

Antico Comptometer     Moderno Comptometer

First Comptometer (@ Mark Richards) e mod. 1960 (@ J. Wolff)

Nelle Key Driven la pressione di un tasto dà la somma del corrispondente valore nella corretta posizione decimale, per lo zero si salta semplicemente la colonna, e tutte le cifre sono immesse simultaneamente con entrambe le mani. Un comptometrista esperto è rapidissimo nell'eseguire lunghe serie di addizioni e questa tastiera rimase in uso per quasi un secolo anche nelle prime calcolatrici elettroniche. Benchè siano semplici addizionatrici possono effettuare, con lentezza, anche moltiplicazioni e divisioni.

Comptometer Torpedo

La tastiera dimezzata, ca. 1947 (@ John Wolff)

Le tastiere estese erano cosi complesse e costose che si realizzarono anche calcolatrici "Half Keyboard" con numerazione fino a 5. Si risparmiavano metà macchina e metà spesa, ma 7 si doveva digitare come 4+3. Pensate di eseguire 6.789,77 + 9.876,96 + 8.690,89: facile commettere errori.

I costruttori principali furono Felt & Tarrant, Borroughs e Bell Punch. Tutti i modelli venivano chiamati Comptometer dal nome ideato da Felt nel 1887. Molti furono dotati di stampante e la tastiera estesa ebbe grande diffusione in altri tipi di calcolatori, anche elettronici.

Calcolatrice elettronica ANITA

La prima calcolatrice elettronica utilizzabile negli uffici:
Bell Punch "ANITA" (A New Inspiration To Arithmetic), 1961


L'operatore di tastiera estesa

Questi sono alcuni esempi delle prove che si dovevano superare per essere assunti come "computer" in un azienda. Al tempo infatti con questa parola si designava l'operatore, che doveva essere in grado di lavorare rapidissimo come nel film "Tempi moderni".

Trovare in 8 secondi il costo di 100 unità sapendo che:
135 unità pesano kg 0,875 e il materiale costa lire 15,77 al kg.

Trovare in 9 secondi il costo di 14 metri di stoffa a lire 15,65/m, sconto 15%.

Addizionare in 4 minuti 500 scontrini di vendita.

Operatore di calcolatrice meccanica

In questo esempio la comptometrista ha operato correttamente fino al numero 9,87, ma nell'addizionare 42,25 (lo scontrino mostra punti e non virgole secondo l'uso americano) non ha abbassato bene il tasto 4: se n'è accorta?

Ovvio, visto che la calcolatrice meccanica si è fermata, ma non ha dovuto rifare l'operazione: ha semplicemente completato il colpo e spinto il bottone rosso di rilascio continuando tranquillamente a lavorare.

La calcolatrice meccanica alla Rinascente

Ufficio Fatturazione della Rinascente, ca. 1920


La moltiplicazione diretta

Tutti i modelli di calcolatrice meccanica che abbiamo visto finora sono in realtà semplici addizionatrice in grado, ripetendo all'infinito addizioni e sottrazioni, di eseguire le 4 operazioni. Era necessaria una grande attenzione da parte dell'operatore e si era molto cercato di superare questo limite. Finalmente lo svizzero Hans W. Egli, ispirandosi ai principi di Leibniz, brevettò nel 1893 il primo calcolatore in grado di funzionare efficacemente. Il suo "Millionaire" ebbe un discreto successo e dal 1913 incominciò a produrre un nuovo modello soprannominato MADAS (Multiplication, Automatic Division, Addition, and Subtraction). Il Millionaire terminò la carriera nel 1920 ma per la sua estrema robustezza (pesava ca. 40 kg) rimase in uso più di 30 anni in molti uffici. Le calcolatrici a moltiplicazione diretta sono faticose da azionare e vennero da subito dotate di servomotore elettrico.

Comptometer Millionaire

Il Millionaire (@ John Wolff)

Cercando di migliorare le prestazioni delle MADAS l'americano J.R. Monroe costruì dal 1914 una sua linea di calcolatrici meccaniche. Composti da oltre 4.000 pezzi erano logicamente costosissime e furono utilizzate principalmente nei laboratori scientifici o dove ci fosse necessità di effettuare numerose moltiplicazioni con operatori non allenati. La perfetta funzionalità in tutte le operazioni fu raggiunta solo nel 1956 con la Olivetti Divisumma. La moltiplicazione diretta venne sviluppata anche da altre fabbriche come la Friden, da ricordare per i suoi primi calcolatori elettronici, e l'italiana Lagomarsino.

Calcolatrice meccanica Monroe 1     Calcolatrice meccanica Monroe 2

Le prime ed ultime Monroe, 1920 - 1970 (@ John Wolff)

Calcolatrice meccanica Monroe

pubblicità Monroe degli anni '20 che elogia la facilità d'uso
delle sue calcolatrici, oggi in pochi saprebbero utilizzarla


Capellaro, Olivetti e la Divisumma

Natale Capellaro entrò in Olivetti nel 1916 come apprendista operaio. Nel 1943 divenne direttore dell'Ufficio Progetti e nel 1960 assunse la Direzione Tecnica. Due anni dopo gli venne conferita la laurea ad honorem in ingegneria. Per le sue straordinarie realizzazioni merita un posto di primo piano fra i grandi inventori.

Da operaio era addetto al montaggio delle macchine da scrivere. Da progettista sarà il creatore di quasi tutte le calcolatrici Olivetti. Il suo primo modello fu l'Elettrosumma del 1945 a cui seguì nel 1956 la Divisumma che pose l'Olivetti ai vertici del mercato mondiale. Era la prima calcolatrice in grado di compiere le quattro operazioni senza bisogno di operatori specializzati, la prima a racchiudere tutte le caratteristiche moderne senza derivare dai principi del 1600. L'obiettivo di tanti inventori si era finalmente realizzato, purtroppo in ritardo. L'elettronica stava ormai giungendo a maturità e le ultime Divisumma non furono più meccaniche.

Olivetti Divisumma

Olivetti Divisumma, ca. 1960 (@ John Wolff)

La serie comprendeva la Multisumma (somma, sottrazione e moltiplicazione), la Divisumma (anche divisione). La Tetractys (dal nome della successione pitagorica dei numeri naturali), dotata di memoria meccanica, motore elettrico e doppio totalizzatore, che rappresentava lo stato dell'arte. Nessuna aveva il display e sia i numeri inseriti che i risultati si potevano leggere solo dopo essere stati stampati. Il segreto della loro velocità (molto sinteticamente) era questo. Trovavano il modo più rapido per operare a seconda dell'operazione richiesta, riducendo per esempio 3 x 99.999 a 3 x 100.000 - 1, impiegando quindi tempi ridottissimi. Niente di simile era stato mai concepito prima. Marcello Nizzoli, Ettore Sottsass e Mario Bellini ne curarono il design creando opere di riferimento per lo stile dell'epoca.

Display di calcoltrice meccanica

Niente display, risultati solo su carta

Si tratta di apparecchi complessi da realizzare ma venivano commercializzati a 10 volte il costo di produzione e, pur avendo il prezzo di una Fiat 500, ne furono venduti oltre un milione e mezzo: la Divisumma fu quindi fondamentale per la prosperità dell'Olivetti e venne definita scherzosamente "La gallina dalle uova d'oro". Gli elevati guadagni rallentarono però l'azienda nello sviluppo delle calcolatrici elettroniche perchè la Direzione si era convinta, come Henry Ford con la sua "T", che le calcolatrici tradizionali si sarebbero sempre vendute senza necessità di ulteriori investimenti. Un'occasione perduta per la Olivetti.


La fine di un'epoca

Negli anni '60 la calcolatrice meccanica veniva utilizzata in tutte le applicazioni commerciali e finanziarie. Nei centri di calcolo più importanti si lavorava coi modelli a moltiplicazione diretta. Nei grandi uffici c'erano le Odhner, derivate dal progetto di Leibniz, e le Key Driven inventate alla fine dell'800. I piccoli negozi avevano le pratiche pascaline e nel taschino erano sempre presenti gli aritmografi, disegnati da Perrault nel 1600. Un caso a parte le Olivetti che pur giunte tardi sul mercato lo stavano velocemente conquistando. Le prime calcolatrici elettroniche avevano costi ed ingombri eccessivi e non vi fu concorrenza fino al 1970, quando la diffusione del transistor e dei LED permise la realizzazione di apparecchi piccoli ed economici.

Calcolatrice meccanica Logos

Olivetti Logos, fino al 1990 negli uffici postali (@ John Wolff)

La transizione fu tuttavia lenta: ingegneri e scienziati sostituirono immediatamente i loro regoli, ma negli uffici queste macchine venivano cambiate solo quando si rompevano. C'era infatti una generazione di operatori esperti ed allenati ad utilizzarle e per questo motivo ancora oggi scriviamo con la stessa tastiera inventata nel 1878. Usandone una più moderna non saremmo più veloci ma solo disorientati.

Alla fine degli anni '80 le calcolatrici meccaniche si potevano ancora vedere negli uffici postali, poi sono definitivamente scomparse. Ci hanno accompagnato per secoli ma nessuno si ricorda più della loro esistenza.

Calcolatrice meccanica      Calcolatrice elettronica

Nel 1973 si poteva scegliere fra questi due modelli ...

Nuova Olivetti Divisumma

... e la nuova Divisumma elettronica: l'era
del calcolo meccanico stava tramontando

La calcolatrice meccanica del Nautilus

A bordo dei primi sottomarini nucleari si utilizzava
esclusivamente una calcolatrice meccanica


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